mercoledì 7 febbraio 2018

|Recensione| Victor Crowley

Victor Crowley è tornato. 
Ovviamente di sorpresa, come un colpo di mannaia alle spalle seguito da qualche calcio ben piazzato mentre siamo a terra, un pò come è abituato il suo alter-ego, Kane Hodder.
Il film è il quarto capitolo della saga inaugurata da Adam Green nel 2007, che possiamo tranquillamente sbandierare come "la saga slasher della nostra generazione".



Nel giro di 4 film infatti, Victor Crowley ha creato una nuova stirpe di fan. per la felicità di Kane Hodder, che nelle convention ha scoperto che viene adorato tanto per il "suo" Jason quanto per Crowley.
E pensare che il buon Hodder era a metà tra la furia omicida e un infarto, quando al telefono gli dissero che avevano già assegnato il ruolo a qualcun altro per Freddy vs Jason. Adam Green, vero HorrorNerd che a 15 anni si era fatto accompagnare dai genitori per 2 ore di macchina verso una convention dove NON è riuscito ad incontrare il suo idolo (Hodder), non voleva nessun altro per il suo vero film d'esordio. Come tutti i filmaker indipendenti, veniva da una dozzina di corti e clip, e quando finalmente le cose andarono per il verso giusto e il film si sbloccò, tutti erano più che contenti: Hodder aveva un nuovo Boogeyman per le mani, e non come nel caso di Jason, che già era passato attraverso 6 attori diversi, questa volta aveva la possibilità di crearlo da zero, di dargli una personalità, di modellarlo come credeva, insomma -di farlo suo. E quando vedete il primissimo omicidio con Crowley finalmente in bella mostra davanti alla telecamera più o meno a metà del primo Hatchet, quella è tutta l'essenza di Hodder. Tutto l'odio per non essere in Freddy vs Jason, tutta la rabbia per aver quasi perso la possibilità di fare un film slasher da protagonista. E a farne le spese sono due poveracci, lui spaccato in due con un accetta e lei con la testa staccata a mani nude facendo leva sulla mascella inferiore. Per inciso: Niente maledetta computer graphic.


Insomma Hatchet, che ha comunque i suoi detrattori, per me rimane una festa, e ogni volta che lo vedo scatta la voglia improvvisa di farmi una maratona della trilogia, e adesso che ho un nuovo capitolo tra le mani non posso che fare salti di gioia. Dico che è una festa perchè è impossibile non prenderela come tale: Adam Green è uno di noi, un uomo che ama davvero il genere e lo dimostra ogni volta che può, sia attraverso alcune scelte registiche, che con le più classiche citazioni. Scelte registiche che passano per l'effetto artigianale piuttosto che quello digitale, scelte attoriali che tirano in ballo tutti i volti che abbiamo amato nel corso della nostra infanzia, volti come Robert Englund, Tony Todd, R.H. Mihailoff, Tom Holland, Danielle Harris, Lloyd Kaufman, Sid Haig, Caroline Williams, William Ragsdale, Derek Mears e tanti altri. Sulla sceneggiatura, è risaputo che Green non si prende troppo sul serio, e gli piace buttarla spesso "sulla cazzata", con battute così demenziali da non sfigurare su qualche American Pie, ma non era così anche nei vari slasher anni 80? Pensate alle battute sul computer di Teddy su Venerdi 13 parte 4, o agli scherzi dei vari imbecilli su Jolly Killer, non è anche per questo che amiamo quella roba? 
In fondo la storia alla base di Hatchet sta in un paio di righe, no? Tre ragazzini, la notte di halloween per sbaglio brucia la casa dei Crowley, tutto per spaventare il piccolo Victor, un bimbo nato orribilmente deforme per via di una maledizione voodoo. Il padre cerca di salvarlo sfondando la porta con l'accetta, ma per sbaglio lo colpisce in faccia. Da quel momento la maledizione sulla palude, dove chiunque ci mette piede, se riesce a sentire il grido di Victor che urla "papà" solitamente vuol dire che gli resta poco da vivere.



E come nella più classica tradizione, diverse persone si troveranno nel posto sbagliato, dai cacciatori di coccodrilli, ad un gruppo di turisti in visita con un tour (dis)organizzato. Nella prima mattanza si salvava Marybeth, giunta nella palude per vendicare il padre e il fratello e nel secondo capitolo veniva addirittura organizzata una caccia in grande stile, mentre nel terzo "la polizia s'incazza", radunando forze speciali, poliziotti, ma ottenendo sempre lo stesso risultato. Cioè un massacro. Il terzo è l'unico non diretto da Adam Green, ma bensì dal suo CameraOperator, BJ Mcdonnel, e non è stato male proprio per niente. Tutti e tre i capitoli sono ambientati in tre giorni consecutivi, un altro fattore che rendeva la maratona molto più divertente, in quanto sembra un solo, lunghissimo slashermovie . E adesso?



Victor Crowley, titolo di lavorazione "Arwen's revenge", è stato proiettato a sorpresa nel Frightfest di Londra nell'agosto del 2017, tirando su qualche applauso. E' uscito il 6 Febbraio in tutte le versioni possibili (dvd, bluray, combo, versione digitale ecc.) ovviamente non nel nostro paese. Io l'ho visto e... bhè, è sicuramente un passo indietro rispetto agli altri tre, almeno come tasso di violenza o di trovate slasher, ma attenzione - non per questo vuol dire che sia brutto. Anzi.

LA TRAMA

Ci sono due trame che finiscono per incontrarsi, da una parte Andrew Yong (sempre Parry Shen, presente in tutta la saga) il paramedico sopravvissuto nel terzo capitolo, ricompare dopo 10 anni in un talk show per presentare la sua autobiografia "I, survivor", che narra su come abbia combattuto Crowley cercando di salvare più gente possibile. Ovviamente però, nessuno crede ad un mostro-psicopatico-fantasma-deforme, e preferiscono chiamarlo "assassino", come se fosse lui responsabile di oltre 40 morti.



Questo almeno finchè la sua manager non lo convince (con un mucchio di soldi) che sia il caso di tornare alla palude dove tutto è cominciato, che ora -udite udite- è una specie di attrazione turistica vera e propria, con tanto di stand pieni di peluche e adesivi.



Dall'altra parte, c'è la trama di questi tre poveracci che intendono girare un fake trailer per raccogliere fondi a qualche festival al fine di girare un film vero e proprio sugli eventi del massacro di Victor Crowley. Provano a contattare Andrew Yong, ma anche alla premiere del suo libro, il contatto non va a buon fine, e pertanto decidono di procedere da soli a fare le riprese sul luogo del massacro. La stronzata è quando dovendo girare la scena dove viene pronunciata la formula per la maledizione di Victor Crowley, si rivolgono a youtube, dove un montaggio video pieno di camei ripete allo sfinimento la formula voodoo per riportare in vita quello spirito incazzato. Immaginate cosa succede da qui in poi.

LA RECENSIONE

E' un passo indietro vi dicevo. Per prima cosa, ci sono meno soldi sul piatto. Non ho controllato, ma penso che sia così. In ogni film c'è una colonna sonora rock-metal come intro (Marilyn Manson, Ministry), mentre stavolta c'è semplicemente il logo del titolo. Si apre con un flashback alla fine degli anni '60, con una coppietta dove lui sta cercando di dichiararsi. Sembra una cosa romantica, ma essendo un film di Adam Green, diventa appunto, una cosa alla American Pie, con muco che cola dal naso, rossetto sbaffato ed espressioni di disgusto qua e là. Poi si sente l'urlo di Crowley, vanno a controllare ed incontrano il primo cameo obbligatorio del film: Tyler Mane. Se nel primo film ha ucciso Freddy Krueger, nel secondo Candyman e Leatherface, nel terzo Jason, giustamente mancava un Michael Myers. La scena passa dal comico al serioso, con una poveretta letteralmente fatta a pezzi. Dopo il titolo ci si collega con i giorni nostri, se non qualcosa nel futuro, visto che siamo 10 anni dopo Hatchet 3. Parry Shen fa un buon lavoro, come ex-paramedico passato a scrittore, ma (finchè dura) ho preferito di gran lunga Felissa Rose. La ragazza, per chi non la conosce è conosciuta come l'Angela originale del primo Sleepaway Camp, un piccolo cult slasher anni 80, ed è incredibile come funziona nella parte della manager cazzara. 



Poi ci sono le citazioni, sempre divertenti - tra un passaggio e l'altro si menziona Wes Craven, un personaggio, Dillon (Dave Sheridan) fa le imitazioni di Robert De Niro, del Joker di Nicholson e di Cristopher Walken. Ma ancor più divertenti (per i veri intenditori) sono le autocitazioni, come quando viene menzionata la band di Adam Green, gli Haddonfield -per dire che fanno cagare- oppure la barca di Dillon, che si chiama Arwen, come il cane di Green (che compare anche nella foto della chiamata sul cellullare di Felissa Rose), poi c'è il nome dell'aereo, Kwaj, che è l'isola dove è cresciuto Kane hodder, il personaggio di Laura Ortiz ha la maglia di Holliston, lo show di Adam Green, e così via.
Altri momenti di tenerezza per la mancanza di budget quando si schianta l'aereo, che mi ha ricordato una situazione analoga con The Green Inferno di Eli Roth, entrambi in una location strettissima costruita in studio, entrambi con un sacco di conti da fare con la sospensione dell'incredulità, perchè è difficilissimo far credere che quei tizi sono in volo. Ed è ancor più difficile credere che Green sappia pilotare un aereo.



Comunque sia, noi siamo qui per vedere il mostro. E Hodder non delude mai, ogni volta che compare è sicuramente per compiere brutalità, che sia con un martello, con un ascia, o (nella mia scena preferita) che decida di strappare un braccio ad una vittima che stringe un cellullare, e cacciarlo sotto la gonna per farlo spuntare dalla bocca. Tristissima invece la morte della scream queen Tiffany Shepis, oltretutto credo che sia la prima volta che non mostra le tette o le chiappe.
Pochissime location, anche perchè per il 60% girano intorno ai resti dell'aereo, e per la prima volta non c'è John Carl Buechel dietro gli effetti speciali, non che sia troppo importante, sapete- una testa spappolata è uguale ad un altra.

CONCLUSIONE

Victor Crowley intrattiene e riesce a strappare qualche sorriso, ma i fan duri e puri dello slasher potrebbero storcere il naso dietro a tutti i difetti per coprire il basso budget. Poco movimento, pochi omicidi e una sceneggiatura interessata più al cazzeggio che a un massacro. Dall'altra parte, un quarto film identico ai precedenti avrebbe stufato lo stesso, quindi secondo me, per la serata "alternativa" è un film più che valido. I malati come noi non ne hanno mai abbastanza, e forse siamo stati abituati troppo bene in passato, ma sono sicuro che se uscirà un quinto capitolo, i detrattori vedranno anche quello. Come resistere al fascino della Louisiana?
Ah, e parlando di camei, dopo i titoli di coda c'è ne uno che non è neanche una sorpresa, che quindi lascia una sicurezza in più per un eventuale sequel, magari che mescoli meglio il binomio orrore/commedia. Voi chi vorreste tra i nuovi personaggi nel prossimo? Io non ho dubbi: Doug Bradley e magari un Jamie Kennedy. VOTO: 3 /5

11 commenti:

  1. personalmente ho apprezzato la scelta di inserire più siparietti comici per spezzare un po' il ritmo (nei primi tre capitoli Victor entrava in scena e andava avanti come una mietitrebbia fino alla fine). Adam Green resta un grande, spinto da vera passione e con un'attitudine umile e affabile (l'ho incontrato a Berlino insieme al collega Joe Lynch e tutti e due fanno spaccare), molto bello e sottovalutato anche il suo "Digging up the Marrow"

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    1. I siparietti comici sono piaciuti anche a me! E nonostante mi piace molto sia Adam Green, sia Joe Lynch che Adam Wingard, Ti West e tutto il gruppone di amici, mi manca Digging up the Marrow...nel senso che proprio non lo trovo.

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    2. prova su TPB

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    3. Finito proprio ora Digging up the Marrow, in effetti ce l'avevo in un hd nel mucchio delle cose da vedere (da qualche anno). Mi ha ricordato in parte un numero di Dylan Dog - Lontano dalla luce, ma anche qualcosa da Cabal, più il solito stile da POV. Per il resto al solito: una bella idea, zero soldi. Grazie mille per il consiglio!

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  2. Saghetta senza infamia e senza lode, il primo (l'unico uscito da noi se non erro) lo vidi addirittura al cinema in una sala deserta.
    Crowley alla fine è la versione sfigata di Jason, ok anche io amo lo splatter old school e le citazioni, ma i primi 3 film della saga IMHO non vanno oltre la sufficenza regalata, appena trovo una versione subbata di questo n.4 però lo guardo giusto per completezza.

    PS peccato per la soundtrack, è vero nel primo cera Manson sia all'inizio che alla fine, nel secondo all'inizio i Ministry e alla fine gli Overkill, nel terzo all'inizio gli GWAR, speravo in un po di sano heavy anche qui. pazienza ;-)

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    1. Qui con le musiche è messo così male che non c'ha i soldi manco per una fisarmonica. Se non ti sono piaciuti gli altri qui avrai la metà degli omicidi e il doppio delle battute idiote. Uomo avvisato...

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    2. oddio non è che non mi siano piaciuti, carini ma nulla per cui strapparsi i capelli, comunque a breve vedrò il 4 ;-)

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  3. OK trovato proprio ora, nei prossimi giorni lo vedrò. Ho visionato i titoli di coda e qualcosa di heavy c'è, una song dal titolo proprio "Hatchet - the ballad of victor crowley" degli Ignitor ;-)

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    1. Saranno amici di amici! In fondo suona anche lui in una band ;-)

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  4. VISTO: Davvero brutto, i sipareitti comici erano irritanti, la regia e fotografia parevano quelle di una soap, salvo solo lacuni omicidi splatter gustosissimi, ma per il resto, nada, forse è meglio che Green si fermi qui con questa serie che personalmente parlando non ha mai brillato

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