giovedì 10 gennaio 2019

|Recensione| Suspiria di Luca Guadagnino

Bentornati a tutti! Cominciamo questo 2019 allora, e lo facciamo con uno dei film più discussi del momento: Suspiria di Luca Guadagnino.


Sono riuscito a gustarmelo al cinema in una sala semivuota la scorsa settimana, e una volta arrivato ai titoli di coda non sono riuscito subito a dare un parere, anzi- direi quasi che dovrei vederlo una seconda volta, perchè non sono sicuro che sia il tipo di film che si sblocca tutto alla prima visione. Una cosa è certa ragazzi: non vedete questo film dopo 8-10 ore di lavoro, serve una mente fresca e riposata, anche perchè è un mattone di due ore e mezza e di conseguenza non il classico horror di 80-90 minuti scarsi con due tette e qualche secchiata di sangue.

PREMESSA

Stiamo comunque parlando di Suspiria, un film che neanche vi racconto, visto che l'originale di Dario Argento dovreste averlo visto almeno 50 volte - in caso contrario andate subito a rimediare, male non vi fa. Ad ogni modo, state leggendo le parole di uno che ha visto il film di Argento quando aveva qualcosa come 5 anni, si è cagato addosso nei primi venti minuti e per almeno un mese non ha guardato fuori dalla finestra per paura di scorgere nel buio quei due occhietti gialli. Il film di Argento oggi è giustamente un classico, un cult, un opera irripetibile, che può solo essere citata e omaggiata, ma mai ripetuta. La notizia di un remake, che aleggiava da tanti anni, seminava solo tristezza: Perchè rifare la stessa storia? Fuori dall'Italia molti altri hanno rifatto Suspiria senza gridarlo ad alta voce, come The Woods di Lucky Mckee (in italiano "Il mistero del Bosco"), o l'inedito Masks, che ancora non ho visto, ma mi dicono che ha molti punti in comune, come in altri modi possono avere elementi in comune The Neon Demon di Refn o il Cigno Nero di Aaronosky.

La felicità a persona: Foto ricordo dell'Halloween 2016.
I primi rumor vedevano David Gordon Green alla regia (che invece è passato ad Halloween) ma alla fine l'ha spuntata Luca Guadagnino, con conseguenti insulti da parte di Asia Argento sul suo profilo twitter, e parliamo di almeno 2-3 anni fa. Nel cast un pò di tutto, dalla Chloe Moretz di Kick Ass a Tilda Swinton di Constantine, dalla Mia Goth de La Cura del Benessere alla Dakota Johnson di 50 Sfumature di grigio. La colonna sonora invece è curata da Thom Yorke dei Radiohead che dovrà fare a botte con i ricordi dei fans che sono cresciuti a pane e Simonetti.

LA RECENSIONE

Suspiria di Guadagnino è un film tosto. E' difficile. Io sono entrato in sala con l'unico augurio di non bestemmiare troppo, con la speranza che il mio ricordo nostalgico non venga infangato con qualche porcata autoriale che usa il nome di Argento per fare un film tutto suo ma che in realtà con Argento non ha nulla a che fare. Incredibile: è proprio quello che ha fatto Guadagnino. Eppure non mi sono incazzato. A fine visione avevo solo bisogno di raccogliere un pò le idee. Perchè non avevo aspettative? Perchè volevo vedere la stessa cosa che conosco già e allo stesso tempo volevo vedere qualcosa di diverso? Questo film è proprio questo: C'è la scuola di ballo, c'è Susy, ci sono le streghe, eppure non è neanche lontanamente il film di Dario. Com'è possibile? E' possibile per via di un impostazione di base completamente diversa, sembra fatto da uno che non ha mai visto il film del 1977 e che abbia semplicemente letto una bozza su un kleenex. E' ambientato in Germania, ma mentre nel film di Argento la Germania viene mostrata come un mondo quasi fantasy, oscuro, con dei boschi che sembrano usciti da Biancaneve e delle vie buie e piovose, che cozzano incredibilmente con gli interni della scuola, fotografato splendidamente da Luciano Tovoli, con gli ultimi rotoli di pellicola Kodak ormai fuori produzione e fatta spedire appositamente per il film, in questo di Luca Guadagnino, c'è sempre la Germania, Si- come non manca la scuola di danza, eppure è tutto così diverso, è piovoso -vero, ma è anche freddo, sporco, grigio, esattamente com'è la Germania nel mondo reale. E leggete le parole di uno che è stato in Germania 7 volte negli ultimi 4 anni. La Germania è come nel film di Guadagnino, indubbiamente, è un luogo all'apparenza inospitale, dai colori sbiaditi, sicuramente lontano da come lo aveva rappresentato Dario Argento, dove la povera Susy sembra fuori luogo fin dai titoli di testa, come una specie di Alice nel paese delle Meraviglie, che finisce piano piano nella tana del bianconiglio.


E da questo esempio possiamo tirare anche le somme: Chi stabilisce cosa deve piacere? Chi è il pazzo che può farsi avanti e dire "il film di tizio è migliore perchè..." A me piace la fantasia, e un horror può tranquillamente staccarsi dalla realtà per mostrarti un mondo diverso, non necessariamente vero, ma basta che ci credi per la durata del film. La morale: Se parliamo di fotografia, e di ciò che serve per calarsi nel luogo del film, a me piace il lavoro di Argento e continuo a preferirlo, ma questo di Guadagnino non si può dire che sia brutto. Tutt'altro, c'è un ottimo lavoro dietro a queste location, e come dicevo all'inizio una visione sola non basta. Passiamo ad un tasto dolente? Le musiche. Ecco, io le musiche invece non le ho apprezzate particolarmente. In questi giorni persino al Tg2 hanno intervistato questo Yorke e della sua canzoncina melodrammatica per Suspiria. Ma con Suspiria non ha nulla a che fare quella roba, secondo me. Buona la scena al capitolo 5 con la danza tanto chiacchierata per più di metà film, ma per quanto riguarda il fulcro del film in sè, ovvero le maledette streghe - non credo minimamente che quello score sia adatto. Su questo Claudio Simonetti vince e stravince. E già che ci siamo, parliamo proprio del fulcro del film, appena menzionato.

LE STREGHE.

Queste maledette di Streghe. Nel film di Argento, abbiamo la bella Susy (Jessica Harper), una ragazza americana che arriva a Friburgo per andare in una prestigiosa scuola di balletto. La sera stessa, incrocia una ragazza che sta lasciando la scuola, e sembra parecchio spaventata, tanto che non arriverà alla mattina seguente. Nella stessa notte viene uccisa barbaramente da qualcuno. Va bene che Dario Argento è il maestro italiano del brivido, paragonato a Hitchcock e quello che volete, ma il punto è che in Suspiria del 1977 abbiamo nei primi minuti un omicidio violentissimo accompagnato da una presentazione onirica, ma in effetti non pensiamo necessariamente al sopranaturale. Solo alla fine scopriamo che la scuola di ballo è un covo di streghe, giusto? Cioè, in tutto il film ci sono i dettagli, c'è la solita indagine, con tanto di dettaglio mancante tanto caro ad Argento, però solo quando vediamo la dannata Strega abbiamo la soddisfazione, giusto? Bene, nel film di Guadagnino, inizia con Chloe Moretz che va dallo psicologo e dice "Ci sono le cazzo di streghe in quella scuola". Al minuto 5. Che se lo aggiungiamo al fatto che lo spettatore medio conosce già minimamente la trama del film, abbiamo fatto tombola. Cosa vedo per due ore e mezza? Guadagnino fa il giro lungo: Non ci fa vedere più la Moretz, salvo un momento nella seconda metà, lavora per sottrazione, come se tutto dovesse esplodere da un momento all'altro, abbonda il film con dettagli tra i vari personaggi, con le insegnanti-streghe (ormai lo sappiamo) che si chiedono se la nuova arrivata è dentro o fuori, più vari sogni onirici rubati di peso da L'esorcista di William Friedkin, con tanto di immagini senza audio (e vetri che si infrangono) con in sottofondo qualcuno che russa (e sennò come capisce il pubblico che il soggetto dorme?). I più giovani magari pensano alle Streghe di Salem di Rob Zombie, ma i momenti onirici lì erano più un divertimento nato da un orgia tra qualche drink di troppo abbinato con la droga sbagliata. Rimane il fatto che ci sono i sogni ad occhi aperti, questi flash violentissimi che a me piacciono pure, ma sono sempre un rischio - anche perchè 9 volte su 10 non hanno mai un risvolto nel film. Qui da come ho capito vogliono indagare un pò sul passato della nuova Susy (Dakota Johnson), da una madre morta e da una famiglia incasinata. Che spazio ha effettivamente nel film? Non saprei. Mi domando invece come ha imparato a ballare così bene se viveva in aperta campagna con una famiglia in quelle condizioni. Un dono delle streghe o dello sceneggiatore? Diverso invece il discorso dello psicologo, il Dott. Klemperer, che inizia ad indagare sulla scuola, ma che finisce ad incuriosire il pubblico più con la sua sottotrama relativa alla moglie scomparsa, sottratta alla guerra, che poi rispunta interpretata proprio da Jessica Harper (la Susy originale) in un piccolo cameo.

Io ti stimo tantissimo, Ugo...
Insomma non è proprio il personaggio di Udo Kier nel film di Dario, però se andiamo a vedere, se tagliavano tutto questo pezzo il film di Guadagnino poteva durare almeno una mezz'ora di meno, e guadagnare maggiore scioltezza. E invece no, perchè attenzione - al nuovo Suspiria, non gli basta riproporre le stesse cose- No, ci deve buttare dentro anche la politica. Argento ci teneva a parlare di streghe, magari con un pizzico di Alchimia (ripreso meglio in Inferno), mentre a Guadagnino interessa il reale, menzionando il preciso momento socio-politico, tra cartelloni e rivolte solo all'apparenza suggerite, mentre invece hanno un bel peso sulla trama. E il fulcro? Sarebbe stato un vero film di merda se nel finale non avesse mantenuto la promessa fatta due ore prima. Più volte le streghe si radunano, confabulano ad alta voce, se la ridono in faccia alla polizia, aprono il dibattito su chi deve comandare la scuola, se Madame Blanc o Helena Markos. Quello che volevo vedere però, è proprio la battaglia tra le due. E grazie a Dio nel sabba finale succede un pò tutto quello che volevo vedere. Arrivano le immagini virate in rosso, neanche lontanamente simili a quelle di Argento (ma meglio di niente), arriva lo splatter invece, questo ospite inatteso che non credevo potesse inserirsi così bene in una situazione simile. Ma sopratutto, Guadagnino prova a fare il passo più lungo della gamba, mostrando la madre dei Sospiri. La Mother Suspiriorum, più incazzata che mai, fa la sua comparsa in questo film, ed un altro punto per il quale dovrei rivedermelo, per assicurarmi se sia effettivamente una figata o una cazzata. Rimane il fatto che è un enorme atto di coraggio (o ingenuità?).

CONCLUSIONE

Suspiria di Guadagnino e Suspiria di Argento non potrebbero essere due film più diversi. E facile sparare a zero su questo più recente, perchè manca la mano del maestro del brivido, perchè invece senti l'alito del regista su ogni inquadratura che ti sussurra la sua zampata d'autore. Anche se siamo sinceri, la primissima scena nella stanza dello psicologo è stata montata da una scimmia urlatrice: fateci caso, tre stacchi per ogni movimento, che sia prendere una penna o alzarsi da una sedia. Neanche Michael Bay nei titoli di testa di Bad Boys 2. Sul serio, avevo il mal di testa. Fortunatamente il resto del film non è così, e tutto sembra realizzato più che bene, ma ancora gli manca qualcosa. Va bene il primo omicidio, selvaggio sì, ma non come quello di Dario, eccessivamente lungo, si - ma anche più di quello di Dario. Poi c'è la Markos, esageratamente over the top, con un make up sopra le righe (pare che sotto ci sia sempre Tilda Swinton) colma di marciume, ma con degli stilosi occhiali da sole. Senza contare che sono stato tutto il tempo a fissare quella mano da neonato appiccicata alla spalla. Poi si, ci sono le teste esplose, il sangue, i nudi, e tutte quelle cose che non c'erano in quello di Argento, e che fanno molto piacere agli occhi, a discapito però di una cosa importantissima: L'atmosfera. Nonostante in quello di Argento non si veda mai niente, ho sentito la presenza del male in ogni fottuta inquadratura. In questo di Guadagnino ti sbattono in faccia le streghe da subito per poi pensare a mostrare un opera autoriale che vuole essere più di quello che è, dimenticandosi di far paura. Si salva nel sabba alla fine. Verissimo, ma per il resto non bastano due immagini shock per fare un film horror. E quindi cosa pensare di questo Suspiria? Diffidate da quelli che lo bocciano a priori, magari senza neanche averlo visto, o che hanno pagato il biglietto per vedere il film con un occhio solo mentre cazzeggiano col vicino di poltrona o con il telefonino. Diffidate da internet, diffidate anche da voi stessi, e del vostro fattore nostalgia. Io ne sono uscito come diviso a metà: come film in sè, è molto godibile, non perfetto, certo,  forse troppo pretenzioso ma che comunque mantiene ciò che promette. Se poi devo paragonarlo con quello di Argento, anche mettendo da parte il fattore nostalgia, l'elemento nerd -chiamatelo come volete, è impossibile non tifare ancora per l'originale. Magari sono vecchio io. VOTO: 3.5 /5

(Ad una seconda visione sono sicuro che il voto può salire o scendere di mezzo punto.)

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